Covid-19 e Green city. Come cambierà lo spazio intermedio?

Covid-19 e Green city. Come cambierà lo spazio intermedio?

A cura dell'architetto Paolo Amato

 

Dall’inizio di questa terribile pandemia, architetti e tecnici del settore hanno dovuto rispondere alle necessità contingenti quali la rimodulazione dell’abitazione e la sua igienizzazione. Dopo 9 mesi è giunto, forse, il momento di fare lo sforzo di andare oltre la specifica situazione reale e di progettare il futuro dell’Abitare, mettendo a sistema i 3 elementi che lo definiscono: l’alloggio, lo spazio intermedio e lo spazio urbano. Come emerso dal dossier “Pandemia e sfide green del nostro tempo” il lockdown ci ha “insegnato l’importanza di balconi, terrazzi, cortili e giardini anche condominiali, tutti gli spazi intermedi in generale che possono svolgere ruoli importanti, anche dal punto di vista ambientale con il green building approach”.

Quali sono gli spazi intermedi?

Un balcone, una terrazza, una loggia, un giardino: questi elementi non saranno più un optional, ma un plusvalore fondamentale per le nuove case post-pandemia. Teniamo presente che se lo smart working in Italia sarà la forma di lavoro del futuro anche dopo la crisi pandemica, in alcuni paesi europei il tele-lavoro è già il presente. Per questo motivo gli spazi intermedi godranno sempre di maggior valore (come riconosciuto anche dal fatto che nel 2020 gli immobili dotati di questi spazi hanno visto incrementare il loro valore fino al 15%), proprio perché essi non saranno soltanto spazi aggiuntivi, ma finestre sulla città, affacci sul mondo circostante che ci permetteranno forme di contatto, di dialogo e di condivisione durante le nostre giornate.

Gli spazi condivisi

Ma andiamo oltre la loggia o il terrazzo del proprio alloggio: immaginando di aver trasformato il nostro edificio residenziale in multifunzionale, sarà fondamentale investire sugli spazi intermedi di tutto il vicinato. Cortili, giardini condominiali e terrazze di copertura, se attrezzati e riqualificati, possono diventare luoghi dove poter svolgere alcune di quelle attività (soprattutto quelle sportive e di svago) di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, implementate dalla possibilità del contatto sociale e del rapporto di vicinato. I nostri nuovi stili di vita ci suggeriscono di trasformare in plusvalore quelli che finora sono stati considerati come accessori invisibili, come non-luoghi, come non-spazi.

Spazi esterni alle nostre case ma interni agli edifici

Ma andiamo ancora oltre e immaginiamo spazi flessibili, dotati di connessione, ad esempio utili per la didattica telematica di alcuni dei giovani utenti di tutto il condominio, per forme di smart working non necessariamente svolto nel chiuso delle proprie mura, oppure per nuove modalità di condivisione dello spettacolo con cinema (o perfino teatro, perché no!) condominiale, o ancora per attività di movimento fisico, sport, insomma palestre auto-organizzate e vissute (alle dovute distanze) insieme ad altri e in ambienti più ampi di quanto un alloggio potrebbe offrire. Sono forme di co-housing già sperimentate, ma che ad oggi rappresentano un’eccezione. Bene, è arrivato il momento di farle diventare una regola.

Co-housing 2.0

Ma proseguiamo con il nostro viaggio: immaginiamo un luogo dove si possa gestire più razionalmente il momento degli ordinativi di tipo e-commerce dei condomini (benedetto il portiere dello stabile…quando c’è!) oppure nuove funzioni per i giardini e le terrazze condominiali, ad esempio gli orti condominiali e il farming.

La risposta “green” alle necessità dettate dalla pandemia

È proprio in questi spazi intermedi che si concentra la sperimentazione della progettazione contemporanea e l’evoluzione della bioclimatica: balconi, terrazze, logge, serre, giardini d’inverno, atrii bioclimatici sono i protagonisti di questa sperimentazione. Sono questi gli spazi chiave per assolvere agli obiettivi bioclimatici che il green building approach persegue da tempo. Abbiamo di fronte a noi una straordinaria occasione per rilanciare quanto professato e richiesto esplicitamente dalle linee guida delle green city, per un abitare che viri decisamente - e finalmente - verso l’impiego dei fenomeni di ventilazione naturale, raffrescamento passivo, illuminazione naturale, riscaldamento passivo, che queste tipologie di spazi intermedi sono capaci di attuare negli alloggi e negli edifici, finalmente, plurifunzionali.

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