Il Covid 19, la quarantena e la devoluzione dell'agente immobiliare

Il Covid 19, la quarantena e la devoluzione dell'agente immobiliare

Da una vita dove l'iperattività è una costante all'hashtag #IoRestoAcasa: l'intima sofferenza per anoressia lavorativa dell'intermediario ai tempi del Coronavirus

 

"Tre vani più accessori? Quanto vale il suo appartamento? Se ha bisogno di una stima siamo a sua disposizione signora!".
"Ah, vuole che un agente venga tra 15 minuti da Lei? Signora mi faccia controllare il librone. Uhm... no ci spiace non riusciamo ad accordarci in così breve tempo, dobbiamo prendere un appuntamento, siamo pieni".
 "No Signora, tra mezz'ora sono tra Pastena e Mercatello non posso essere ad Aiello di Baronissi, proviamo a fare tutto ma per i miracoli ci stiamo attrezzando".
 "Ah, nel frattempo che vendiamo l'immobile vuol vedere anche un bel 4 vani in affitto possibilmente vista mare a Lungomare Trieste, spesa massima 450 euro?".
Gli echi di una quotidianità lavorativa perduta, sublimata in poche righe. Il gergo di una routine consolidata negli anni, le tempistiche spesso frenetiche che quasi ci imporrebbero il dono dell’ubiquità, la paziente capacità di accogliere anche richieste improbabili (e che se soddisfatte, rasenterebbero l’acquisizione di poteri divini), rappresentano il pane quotidiano di ogni agente immobiliare, h24, 365 giorni l’anno. Eppure, qualcosa di strano sta accadendo in questi giorni di quarantena imposta dal Governo per contenere la tragica pandemia da Covid 19. “'O fatto è chisto, statemi a sentire” (Cit Toto)’:
A poco meno di una settimana dall’inizio della prigionia forzata, in nome di un senso civico declinato con l’hashtag #IoRestoAcasa, la mia percezione dell’incedere inesorabile del tempo sta completamente mutando, chissà, forse per via di una sfasatura temporale, una demenza senile precoce, oppure per colpa di una “reazione a catena che potrebbe scomporre la tessitura del continuum tempo-spazio distruggendo l’intero universo”. Be’ forse quest’ultima ipotesi è un tantino difficile, forse frutto della mia passione per il cinema; più probabile una quarta via, caratterizzata da: bambini molesti come delle scimmie urlanti che ti seguono finanche nel ripostiglio, moglie che alterna momenti di delirio culinario alla Masterchef (ha cucinato addirittura crocchette di patate) a disturbi ossessivo-compulsivi di lavaggio e pulizia (non ho mai sentito rumori così sinistri provenire da una lavatrice, non ho mai sentito un aspirapolvere implorare pietà), meteo esageratamente primaverile con giornate da “Padre Eterno” che ti fan venir la voglia di… fustigarti col cilicio perché, volente o nolente, la clausura in quattro mura è un imperativo categorico.
E cosi, dopo appena una settimana di quarantena e di anoressia lavorativa, inizio a percepire in me un senso di desolazione, di devoluzione sociale. Il caffè in bicchiere monouso delle 9.15, il controllo delle mail delle 9.25, l’appuntamento con il cliente tuttologo delle 10.30, addirittura sento un’intima sofferenza nel non sentire quelle frasi di routine ascoltate 100 volte alla settimana, e che mi facevano quasi girare gli “zebedei” tanto che erano ripetitive. Un sussulto di nostalgia mi attraversa anche al pensiero della “vecchierella” che passa ogni santo giorno davanti l’agenzia per chiedere informazioni per la stessa casa in affitto locata mesi fa a terzi, ma che stimolano comunque in lei la curiosità di conoscerne, sempre, i medesimi dettagli.
Alla fine, oramai prono in un’intima afflizione, mi sono convinto che per un agente immobiliare ai tempi del Covid 19, non c’è altra via per trovare pace se non quella della rassegnazione alla nuova routine familiare: si passa dunque da un brillante “il 4 vani più accessori? Signora quando lo vuol vedere?”, a un più adeguato “i 4 piatti coppi li metto con o senza forchette?”, oppure dall’esaltante “la nostra mediazione è del 3% + Iva”, a un più mesto “mi hai aiutato con i bambini solo il 3% della tua giornata in casa”. Mestizia, desolazione, che ti lasciano bramare il mutismo selettivo, ma che sai di non poterti permettere perché al primo tentativo di isolamento in una stanza, arriva “la cavalleria nanica” che vuol giocare a pallone con una palla di pezza. E che dire se provi ad accendere una Playstation nel vano tentativo di finire il videogame iniziato nel settembre 2019? Puntuale quanto ferale arriva la stroncatura della dolce metà, che ti invita senza troppi fronzoli a desistere asserendo: “Ma invece di giocare con i bambini…”.
Provando sommessamente a sdrammatizzare un evento di portata storica la cui gravità è sotto gli occhi di noi tutti, la "Dura legge del Covid" mi ha portato a individuare nel blog aziendale il mio personale sfogatoio, un’innocente evasione dalla nuova routine che sta stretta all’agente immobiliare che è in me, ma che al contempo ristora la mia iperattiva indole di giornalista (e aspirante scrittore) messa da circa un anno in naftalina per dare priorità ad attività imprenditoriali sicuramente più remunerative - purtroppo – rispetto all’editoria.
Con la speranza di risentirci con il prossimo capitolo del mio intimo deliro…
Passo e chiudo.
Tullio Trezza

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