Le Cronache di una Quarantena: Vincenzo De Luca, (la) Fontana e i cavalli di Frisia

Le Cronache di una Quarantena: Vincenzo De Luca, (la) Fontana e i cavalli di Frisia

Incoronato a furor di popolo (social) come nuovo imperatore del "Sacro Campano Impero", il “NOSTRO” Governatore ha sfidato in un singolar tenzone televisivo il suo omologo lombardo Attilio Fontana sul ring di Porta a Porta su Rai 1.
 
Anno del Signore 2020. Oggi è il 22 aprile, precisamente il 42mo giorno di una quarantena andata ben oltre l’ad litteram. La fantomatica luce in fondo al tunnel di questo dramma pandemico mondiale sembra iniziare a scorgersi, tuttavia seppur qualcosa si aprirà nel mese di maggio, molte per non dire moltissime sono le incognite che ci accompagneranno prima di comprendere quale sarà la nuova normalità. Nel mentre, quando tutti i diversivi sembrano essere finiti, c’è chi lavora per noi. Un super eroe dai molteplici volti (tra video e meme esilaranti) che lotta affinché la nostra quarantena possa essere non sopportabile, ma addirittura divertente.
Ebbene sì, sto parlando di lui, di nuovo! Avete capito bene, il NOSTRO! Non mi riferisco al Latte della Centrale, no, ma al condottiero salernitano senza macchia e senza paura che sta conquistando l’Italia - a mezzo social -  a furia di invettive, richiami all’ordine, lanciafiamme e minacce tutt’altro che velate a chiunque sfidi la quarantena da lui imposta per contenere la diffusione del Covid19. Un uomo tutto d’un pezzo, la cui popolarità ha raggiunto in questi giorni di emergenza picchi inimmaginabili fino allo scorso mese di febbraio, quando, per motivi che non starò qui ad illustrare, non godeva più del consenso popolare quasi bulgaro al quale era abituato. Poi, l’emergenza, la pandemia, l’opportunità di rindossare le vesti a lui congeniali, quello dello sceriffo, e boom: a furor di popolo (social) è stato “eletto”, goliardicamente, anzi “incoronato” Imperatore del Sacro Campano Impero: (rullo di tamburi) il Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca.
Se nelle settimane scorse, per il mio diletto, mi sono barcamenato in un quiproquò tra il NOSTRO e un suo alter ego di fantasia un tantino cafone, stavolta a venirmi in soccorso c’ha pensato la stretta attualità. Allo scoccare della mezzanotte del 22 aprile infatti è andato in onda l’attesissimo “singolar tenzone” televisivo sul ring di Porta a Porta, tra il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana (mai cognome fu più irriverente nei confronti dell'ex sindaco di Salerno), e il NOSTRO Imperator. Oggetto del contendere, non solo la gestione della famosa “Fase 2” dell’emergenza, ma anche il controllo dei confini delle regioni, che per De Luca sono da ritenersi chiusi, inserrati, come le porte delle chiese a mezzanotte, qualora dal 4 maggio in poi la Lombardia – regione italiana che ahinoi più ha patito le maggiori conseguenze di questo maledetto Covid19 – cedesse troppo alla smania di far ripartire la locomotiva d’Italia, mettendo da parte quella prudenza che in una situazione del genere dovrebbe essere un imperativo categorico.  Le premesse per uno scontro scoppiettante c’erano tutte, vuoi soprattutto per i vari scambi dialettici della vigilia tutt’altro che al miele. E un volpone come Bruno Vespa, quando sente il profumo della gazzarra politica, non si fa mai pregare, tanto da offrire immediatamente l’ambito ring di Porta a Porta per lo scontro al vertice.
Rai 1, ore 00.05. Si parte.
All’angolo verde del ring, Attilio Fontana, varesotto di 68 anni, peso 88 libbre (pari a una quarantina di chili, in pratica un ectoplasma), governatore della Lombardia dal 2018 in quota Lega Nord, noto ai più, non tanto per la sua linea politica ma per la poco felice apparizione in diretta tv - all’inizio di questa pandemia - con una mascherina a mo’ di papillon; sull’angolo rosso invece, Vincenzo De Luca, lucano di 70 anni ma salernitano di adozione, peso 154 libbre (70 chilogrammi circa, ad occhio e croce), governatore della Campania dal 2015 in quota Partito Democratico solo per sport (modi e costumi del NOSTRO sembrano aver avuto sempre poco a che fare con la sinistra), noto ai più non solo per la sua immensa “caratura teatrale” (il web è pieno dei suoi contributi sui generis degni di una maschera di De Filippo) e per la caricatura satirica di Maurizio Crozza, ma anche per una politica all’insegna del rigore (più sulla carta che nei fatti), dell’autoritarismo e dell’autarchia rispetto alle linee nazionali dettate dal suo partito.
Nelle immagini di anteprima, Fontana è apparso già provato, una sagoma evanescente il cui volto raggrinzito difficilmente riuscirebbe a riscuotere successo tra il pubblico femminile. A vederlo così diafano, quando Vespa gli ha concesso momentaneamente la parola per i saluti di rito, ho “quasi” temuto che dicesse da novello Jack Torrance “sono il lupo cattivo” innescando così il panico – vista anche l’orario – tra i telespettatori e i tecnici presenti nello studio Rai. Fortunatamente però ha prevalso la sua… “natura” istituzionale. Il NOSTRO invece, un tutt’uno con la bandiera della Regione Campania (quasi a sdoganare la solita “cornice” delle librerie come sfondo) si è mostrato alla platea bramosa di sangue arena con la maschera della concentrazione, un pizzico contrariato forse per esser stato presentato dopo il suo omologo, ma con compostezza ha incassato lo sgarro senza colpo ferire, lasciandosi però scappare qualche refolo di rabbia repressa cedendo a nervosi e rapidissimi cenni di approvazione all’udire il suo nome scandito.  
Il Vespone nazionale, riavvolgendo il nastro, prova subito ad accendere la miccia, ma incredibilmente Vincenzo, in uno sforzo quasi disumano sorprende tutti, esordendo con toni pacati, salutando il suo smunto omologo lombardo, ed esprimendo la sua solidarietà – d’obbligo – per i “nostri concittadini” in Lombardia. Sommessamente prova un gancio destro senza troppe pretese, evocando la parola “prudenza” per evitare la diffusione a macchia d’olio del contagio da Covid, ma l’approccio timido del NOSTRO lascia basiti. Fontana, quasi sorpreso ma non tanto, ricambia gli auguri e richiama dei provvedimenti di apertura in linea da quanto verrà dettato dal governo centrale, sempre in massima sicurezza. Del sangue e dell’arena promessa non vi è nessuna traccia, e a stemperare gli eventuali bollori deluchiani ci pensa la pubblicità tra la fine dell’introduzione e l’inizio della trasmissione vera e propria. La ripresa, vuoi anche per testimonianze drammatiche della pandemia Covid19, procede nel rispetto di un formale e addirittura civile confronto su come gestire la “Fase 2” dell’emergenza. Insomma, dopo tanta attesa, la noia sembra prender possesso della puntata, e tutto sembra andare a tarallucci e vino. Con il trascorrere dei minuti però, dopo le parole vacue e dimesse di Fontana prima e del giornalista Alessandro Sallusti poi, sono le banalizzazioni dell’imprenditore Enzo Rosso a irritare e non poco l’indole irascibile del governatore. E così, Vincenzo, spazientito inizia a innervosirsi flagellandosi interiormente. Le dichiarazioni sempre più supine e stucchevoli del suo omologo lombardo, espresse con una modulazione vocale di un requiem, proseguono nell’indifferenza quasi plenaria della platea. Il NOSTRO è sul punto di esplodere, ma non arriva l’occasione giusta per assestare il colpo ferale. Giunti quasi in zona Cesarini, quando lo scontro sembrava incanalarsi verso un piato 0 a 0, accade l’imprevedibile. Arriva inatteso, l’assist di Vespa, che lo sollecita sui trasporti e i controlli da mettere in atto per gestire i treni nella “Fase 2”. E lì parte l’embolo: “Vediamo di capirci bene Vespa, perché io con gli anni divento molto insofferente con le banalizzazioni. Oggi la situazione com’è? Si fanno dei controlli e si bloccano dei cittadini che vanno a ‘zonzo’ senza avere nessun motivo. Ma anche oggi la mobilità per le merci è consentita. Le filiere agroalimentari funzionano perfettamente.” In un crescendo sempre più seccato il tono dell’assolo deluchiano diventa perentorio: “I tir che portano prodotti da Napoli a Milano e viceversa funzionano tranquillamente. Quelli che invece si muovono per motivi di salute o motivi seri, basta che facciano l’autocertificazione e possono muoversi. Quello che non è consentito è avere un processo di mobilità che diffonde il contagio per un motivo non serio”. Fulmine e saette sembrano iniziare a saettare dalla sua testa quando l’incedere del suo discorso si incanala sui binari del maggior rigore utilizzato in Campania rispetto ad altre regioni: “Bisogna usare la ragione per capire le specificità dei territori. In Campania abbiamo adottato misure rigorose perché è la Regione a maggior densità abitativa d’Italia e, nella fascia costiera, la più densamente popolata d’Europa. Siamo al livello di Singapore. Siamo l’unica regione in cui non si può sbagliare sennò c’è un’ecatombe. E’ chiaro?”. Giunto culmine di una dissertazione sempre più aggressiva, l’imperatore sgrana gli occhi e parte con l’invettiva finale, una vera apoteosi per gli amanti dello sceriffo: “Dobbiamo avviarci alla normalità ma usando la ragione senza dire banalità. Nessuno vuole mettere barriere, i new jersey e i CAVALLI DI FRISIA, da nessuna parte! Bisogna solo avere prudenza. Questo è tutto, almeno per qualche settimana. Basta un po’ di ragionevolezza. Sapendo che dietro l’angolo, se sbagliamo, vediamo la morte con gli occhi. Così ci capiamo.”.  Gioco, partita, incontro. Sul triplice fischio NOSTRO scompagina le carte e porta a casa i tre punti con un gol stile LAZZARO AL 94’. Vespa quasi attonito, non può far altro che riprende la parola giusto per concederla rapidamente all’esterrefatto Fontana, intimorito dalla fulgida e incazzata favella dell’imperatore. Al povero Attilio infatti, non resta che limitarsi ad una replica conclusiva ancor più dimessa delle precedenti. “Ma è quello che dicevo io…”.
Un dubbio però mi assale. Ma, secondo voi, Attilio Fontanta dopo quasi 24 ore avrà capito cosa sono i cavalli di Frisia?
Tullio Trezza
#mitologia #vincenzodeluca #embolo 

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