Le Cronache di una Quarantena: il libro, Aloy e la palla di pezza

Le Cronache di una Quarantena: il libro, Aloy e la palla di pezza

Dopo due settimane di prigionia e un’impotenza lavorativa oramai conclamata, ogni mattina, come sorge il sole, un agente immobiliare si sveglia e sa di dover cercare “innocenti evasioni” per prendersi una pausa dalla routine familiare

“Aiutati che Dio ti aiuta”, così recita un vecchio proverbio dal respiro biblico, che, mai come oggi,  sembra calzare a pennello nelle pieghe di un momento storico, la cui tragicità - che non sto qui a commentare -  sta assumendo proporzioni davvero bibliche. Tuttavia, per un agente immobiliare (e giornalista part-time) ligio alle disposizioni governative anti-covid19, la quarantena è il prezzo minimo da pagare per tutelare la propria salute, quella dei suoi cari e della sua comunità. Dopo due settimane di segregazione oramai, la fase dell’intolleranza alle quattro mura domestiche e l’insofferenza all’anoressia lavorativa è oramai alle spalle, anche se, sullo sfondo, restano sul lungo periodo le preoccupazioni - comuni  a noi tutti purtroppo - nel caso in cui la pandemia non venga superata in tempi accettabili. E anche lo shock di pianti e urla H24 di due piccoli nanetti invasati - le cui batterie devono essere al litio, altrimenti non si spiegherebbe tale resistenza - alla costante ricerca di “qualcosa”, è stato superato tra rassegnazione e osservanza al quinto comandamento. Essendo però di indole totalmente restio all’ozio dei neuroni, e completamente incapace di rimanere inattivo, ogni mattina, come sorge il sole, mi sveglio e inizio a cercare “innocenti evasioni” per prendermi una pausa dalla lunga routine familiare.

Ripudiando ogni tipo di flashmob e/o teatrino sui balconi - passatempo simpatico in tempi normali, ma a mio avviso fuori luogo vista la drammaticità del momento storico – in questi giorni è stato complicato trovare qualche via di fuga –per l’invasività dei nani in primis, ma anche la dolce metà non scherza (Ale lo so che mi vuoi bene :P) – per tenere viva la massa cerebrale, tant’è vero che, anche per scrivere questa versione moderna de “Le mie prigioni”, ho dovuto fare i salti mortali tra la il divano del salone, il letto matrimoniale e il balcone. Ma tant’è, ad ogni boccata d’ossigeno ho destinato un’attività differente, di seguito elencate e distinte per parola chiave:

  • Il libro
  • Aloy
  • La palla di pezza

IL LIBRO

Uno dei pochi lati positivi di questa quarantena forzata è l’aver ritrovato la voglia di leggere. Una passione che, da un anno a questa parte, si è purtroppo affievolita, vuoi per la stanchezza accumulata, vuoi per lo stress lavorativo che logora ogni centimetro cubo del mio sistema nervoso, vuoi anche per un pizzico di pigrizia in più. Al netto di ciò, se fino a un paio di anni fa leggevo in media almeno una decina di libri all’anno, nel 2019 sono riuscito a leggere a malapena due volumi. Una miseria. In queste due settimane invece ho potuto finalmente riscoprire un mondo che mi mancava, davvero tanto, un mondo vitale per miei famelici neuroni alla ricerca costante di ossigeno, di avventura e di evasione. A fare da “anfitrione” stavolta c’ha pensato Simon Scarrow con la sua fulgida e prolifica penna di romanziere storico, capace di imbrigliare invenzione ed eventi storici come poche altre. La narrazione delle peripezie dei suoi personaggi, Catone e Macrone, si sviluppano nella Roma imperiale del I secolo dopo Cristo, tra battaglie, trame politiche e sotterfugi, e scandite sempre con un ritmo incalzante. Se poi aggiungiamo un’ottima capacità di saper cogliere e raccontare il fascino di alcuni momenti storici che hanno, tra le altre cose, determinato il futuro di questo Paese, be’ la mia fascinazione non poteva che cedere e acquistare tutta la saga. Che dire #RomaInvicta

ALOY

Un lettore, addirittura attento, di #CasaTrezza si domanderebbe certamente cosa o chi diamine è Aloy.  Abbastanza bizzarro anche per i lettori accaniti di letteratura fantasy, questo nome altro non è che quello di una simpatica pulzella con trecce rosse in stile punkabbestia, che si muove leggiadra e armata di tutto punto con arco e frecce, in una distopia ambientata negli Stati Uniti d’America, dove robot assassini dominano incontrastati su una razza umana ridotta in piccole realtà tribali. Detto ciò, qualcuno immaginerebbe che questa sia l’intro di un altro libro, e che Aloy sia la protagonista di un altro libro che sto leggendo. “Niente di tutto questo”. Una sola parola, anzi due: Horizon Zero Dawn, Playstation 4.

I videogames sono la mia passione fin da bambino, fin dal giorno in cui mio nonno Tullio mi regalò il primo Commodore 16. Una passione cresciuta insieme a me, di gioco in gioco, di console in console. Da vent’anni a questa parte però sono un “Fidelis” di Casa Sony, e Horizon Zero Dawn altro non è che l’ultima mia avventura video ludica. Fino all’inizio della quarantena, questa mia passione trovava libero sfogo solo la domenica pomeriggio, giusto la durata della pennichella pomeridiana dei miei piccoli nanetti. Oggi invece, la frequenza è divenuta maggiore,  e così ho potuto scorrazzare più spesso in lungo e largo nel mondo post-apocalittico di Aloy, scamozzando macchine infernali, qualche cattivone qua e là, e robot supremo dal nome che è tutto un perché: ADE. Dopo qualche incursione notturna, ho portato finalmente a compimento quest’altra “missione”, iniziata nientedimeno che lo scorso settembre. #MeglioTardiCheMai.

PALLA DI PEZZA

La palla di pezza rappresenta la mia passione più semplice, ma anche la più viscerale: il calcio. Chi riesce a resistere ad una palla che rotola senza calciarla? Pochi, pochissimi, e io di sicuro non sono tra questi. E nei giorni di quarantena, lunghi e spesso piatti, condividere questa mio passione profonda con i miei piccoli pestiferi nanetti è stato il minimo sindacale. Con la “palla di pezza” di Thomas (il mio primogenito di 5 anni) e un pizzico di fantasia, ogni pomeriggio alle 18.30, il salone si trasforma nel nostro personale campo di calcio: un infisso e un cassettone di fine 800’ diventano la porta, il divano e la parete attrezzata invece i confini del rettangolo di gioco. E così, tra scivolate in stile Capitan Tsubasa (Holly e Benji per capirci) di Thomas ed esultanze da finale di Champions di Leonardo (il secondo nano pestifero di quasi 3 anni) per un’oretta quasi dimentico il motivo per il quale siamo chiusi in quarantena. Insomma, il nostro mondo è #TuttoInUnaStanza.

Da #CasaTrezza per ora è tutto!

Passo e chiudo!

Tullio Trezza

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