Superbonus 110, fondi finiti: rischio per le imprese

Oltre 60mila le imprese che si trovano con un cassetto fiscale pieno di crediti, ma senza liquidità

I fondi che il Governo ha stanziato per il Superbonus 110% sono già finiti. Lo sostiene l’ultimo rapporto dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), l’ente pubblico di ricerca controllato dal ministero della Transizione Ecologica. Secondo quanto si legge, i 33,3 miliardi di euro previsti per la misura sarebbero dovuti essere sufficienti per coprire le richieste di finanziamento fino alla fine del 2022, ma al 31 maggio sono stati prenotati ben 33,7 miliardi di euro.

Allarme per le imprese e ipotesi in campo

Se lo stanziamento previsto è già stato superato, la possibilità di chiedere il Superbonus è ancora valida: questo vuol dire che l’agevolazione dovrà probabilmente essere rivista e rifinanziata. Lʼesecutivo accoglie lʼallarme delle aziende. A rischio ce ne sono 33mila e secondo la Cna sono sullʼorlo del fallimento. Pare però sia in preparazione la norma che proroga di un anno la cessione dei crediti e amplia la platea degli aventi diritto. Si tratterebbe di una proposta di modifica al decreto Aiuti, il provvedimento di maggio che già facilita la quarta cessione del credito e proroga a settembre il bonus per le villette. La richiesta è allungare i termini dei crediti bloccati, consentire la cessione anche alle partite Iva, permettere alle banche di convertire i crediti in Btp decennali. Se il meccanismo della cessione dei crediti non riparte, il rischio paventato da Cna è molto concreto. Molte imprese infatti hanno accettato lavori usando lo sconto in fattura, senza farsi pagare dunque direttamente dai committenti. Asaldare le fatture deve essere lo Stato attraverso i vari bonus. Ma ora che Poste, Cdp e banche non sono in grado di acquistare il credito, fornendo liquidità, tutto il sistema sta per saltare.

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